Cenni Storici

E’ difficile raccontare con precisione la storia della capoeira perché molti documenti relativi alla sua pratica furono bruciati nel 1888 dopo l’abolizione della schiavitù in Brasile.

Tuttavia dai documenti si evince che la capoeira è un’arte afro-brasiliana inventata dagli Africani schiavizzati, deportati in Brasile sin dal XVI secolo.

La fonte

La capoeira ha la sua origine principale in Africa occidentale e centrale, più particolarmente in Angola, dal rituale della danza delle zebre, il N’golo (vedi illustr. qui sotto), una danza di combattimento che mimettizzava i movimenti di lotta delle zebre, praticata dai popoli Bantu e Mucupis durante la festa della pubertà delle donne. In Brasile, questa tradizione tribale si è trasformata in arma di difesa e di attacco per resistere agli oppressori portoghesi nel contesto dello schiavismo.

Le etnie africane furono volontariamente mescolate nelle senzalas (abitazioni degli schiavi) per limitare i rischi di unione e di ribellione. Ma gli schiavi, pur essendo di provenienze diverse trovarono comunque il modo di unirsi intorno alle loro radici culturali di matrice africana, di comunicare e di creare nuove forme culturali, tra cui diversi rituali di lotta da cui deriverà poi la capoeira.

Si può dire che la capoeira nasce dalla mescolanza di lotte africane e dall’incontro tra i popoli africani, amerindi e portoghesi nel contesto della società schiavista.

Forme di resistenza

Gli Africani ridotti alla condizione di schiavi non furono mai passivi di fronte alla dominazione dei Portoghesi e la capoeira nasce proprio entro questo spirito di resistenza. Nelle forme di lotte che praticavano gli schiavi, la parte violenta di lotta, di arma di resistenza e di liberazione era nascosta dietro l’apparenza inoffensiva della danza e del gioco per ingannare i padroni e poter continuare a praticarle. Con l’arte della dissimulazione, gli africani schiavizzati in Brasile riuscirono a conservare molti elementi culturali di matrice africana (spiritualità, rituali, musiche, danze…).

Molti schiavi riuscirono a scappare, inizialmente in modo individuale poi in modo collettivo. Successivamente questi si organizzarono in quilombos, delle comunità autonome formate da ex-schiavi fuggiti (Africani liberi), Ameridiani e anche Europei socialmente emarginati, in cui vennero conservate, rielaborate e tramandate strutture ed espressioni della vita sociale e culturale africana. Il più famoso di questi è il Quilombo dos Palmares in Pernambuco che raggiunse fino a 30 000 abitanti e resistito quasi un secolo (1605-1694) agli attacchi degli Olandesi e dei portoghesi. Il Re Zumbi dos Palmares nel 1680 guidò la resistenza, durata 15 anni, di questo quilombo contro l’oppressore portoghese. Zumbi è un personaggio di primo piano nella cultura afro-brasiliana, vero eroe celebrato anche nei canti di capoeira.

Statua di Zumbi nel Pelourinho, quartiere storico di Salvador da Bahia

Capoeira tra emarginazione e repressione

L’emarginazione sociale degli afro-brasiliani continuò oltre l’abolizione dello schiavismo (ufficialmente nel 1888) e le manifestazioni culturali afro-brasiliane, bloccate al confine della società, furono screditate e addirittura perseguitate e bandite. La capoeira cominciò a svilupparsi nei grandi centri urbani portuari come Recife, Salvador da Bahia, Rio de Janeiro perché molti africani si spostarono nei porti per trovare lavoro. Durante il tempo libero, molti praticavano la capoeira ma in una forma diversa, molto più violenta rispetto a quella attuale. La capoeira è sempre stata collegata al mondo della strada e della criminalità e per diverse ragioni fu proibita dal codice penale nel 1890(1). Dopo questa data, chiunque fosse stato sorpreso a praticare la capoeira nel contesto di una rissa o qualsiasi altro contesto poteva essere arrestato e torturato dai poliziotti. Per evitare la repressione, i capoeiristi inventarono un ritmo particolare del berimbau, chiamato “cavalaria”, per avvertire dell’arrivo della polizia durante una roda. Dopo un breve periodo di libertà, la capoeira fu di nuovo condannata e repressa.

(1) Decreto Nº 847 _ “Dos Vadios e Capoeiras”, Art. 402 “Fazer nas ruas ou praças públicas exercícios de destreza e agilidade corporal conhecido pela denominação de capoeiragem. Pena de 2 a 6 meses de reclusão.Parágrafo Único: É considerado circunstância agravante pertencer o capoeira à alguma banda ou malta. Aos chefes ou cabeças impor-se-á pena em dobro.” (Código Penal, 1890, nº847)

La rivalutazione

All’inizio degli anni Trenta la capoeira cominciò a essere rivalutata. Nel 1937, il Mestre Bimba inaugurò a Salvador da Bahia la prima scuola di capoeira e creò uno stile di capoeira chiamata luta Regional da Bahia, conosciuta come Capoeira Regional. Da lì iniziò un processo di “accademizzazione” della capoeira, fino ad allora praticata solo in strada. La capoeira regionale si distingueva dalla capoeira tradizionale perché Mestre Bimba aggiunse movimenti di altre lotte (batuque e arti marziali straniere) sviluppando cosi l’aspetto dell’efficacia della lotta a discapito delle altre componenti di gioco, di furbizia e di danza legate alla tradizione africana.

In reazione a queste modifiche operate sulla capoeira di matrice africana, Mestre Pastinha (Vincente Ferreira Pastinha), sostenuto da altri vecchi Mestres di capoeira, divento capo fila di una corrente di resistenza che mirava a conservare e rivalutare l’africanità della pratica tradizionale della capoeira, scrivendo per la prima volta “su carta” le forme del rituale così come fu tramandata da generazione a generazione fino ad allora e la chiamò, non a caso, Capoeira Angola. Nel 1941, crea il CECA (Centro Esportivo di Capoeira Angola) nel quartiere storico del Pelourinho a Salvador da Bahia. Fino alla morte di Mestre Pastina, negli anni 80, la Capoeira Angola rimase nell’ombra della capoeira regional, dispreggiata e spesso considerata come “capoeira da vecchi”.

A partire dagli anni 1980, le cose cambiano grazie all’impegno degli alunni di Mestre Pastinha : Mestre Joao Pequeno e Joao Grande sono i leaders simbolici della rinascita della Capoeira Angola. Mestre Moraes, Mestre Cobra Mansa e altri Mestres e Angoleiros di questa generazione si sono impegnati nella rivalutazione e l’affermazione della Capoeira Angola in Brasile e, dagli anni ’90, anche all’estero. La capoeira Angola mantiene le sue radici culturali e i suoi fondamenti tradizionali come la musicalità, la mandinga (furbizia), la teatralità, il ritmo, la memoria, il rispetto mutuale tra gli uomini e le donne nella roda di capoeira così come nella roda della vita.

 

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